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Di una ragazza che ama i cani, avrebbe dovuto capire che tutto ciò che mi serviva era qualcuno che mi lasciasse giocare, e correre, che si curasse di me, perchè aveva deciso di prendersi responsabilità di me, del mio stare bene.
E come a un cane non si può negare la ciotola con l'acqua solo perchè si sta sul divano con la febbre, così lui non avrebbe dovuto negare a me l'amore e l'affetto solo perchè aveva un problema a cui pensare.
D'altronde un ragazzo che ama i gatti aspetta sempre che siano gli altri a tornare da lui.
Forse sono io troppo acerba per una relazione. Ancora convinta che l'amore si debba insediare in ogni crepa della mia vita, e ricoprirla, farsi cemento, dipingerlo di fiori. Che debba essere più il tempo passato a divertirmi che a parlare. Che mi porti in posti a me sconosciuti e mi faccia vedere quanta bellezza c'è fuori dalle mura di casa. Con gli amici, portargli una torta, leccargli il gomito, un abbraccio ad assalto. Con gli amanti, baciarli dietro il primo albero che mi ispira. Farci una sveltina nella cabina delle foto, nella scala di casa, dietro lo scivolo del parco solo perchè ne ho voglia. Mordergli il piede perchè non resisto all'impulso. Uscire e ubriacarci alle 16 del pomeriggio solo perchè fuori c'è il sole e voglio riposare, sbronza, su un prato. Che mi sfottano perchè quando rido, rido troppo, e quando piango, perdo come un rubinetto.
Morirò per la troppa intensità dei miei sentimenti. Ogni tanto ho paura che, un giorno, non troverò più modi per sfogarla. Di cercare consolazione in un pezzo di corda, o su un binario, con la faccia al cielo.